Il più grande tiratore della storia NBA sbaglia il 58% dei tiri tentati

Il più grande tiratore della storia NBA sbaglia il 58% dei tiri tentati

Il più grande tiratore della storia NBA sbaglia il 58% dei tiri tentati

Il fitness è pronto ad accettarlo?

Qualche giorno fa Stephen Curry è diventato il primo giocatore nella storia della NBA a superare quota 10.000 triple tentate.

Un numero che, da solo, dice poco.

Il dato che conta davvero è un altro.

Di quelle triple, Curry ne ha segnate 4.222.

Il resto — quasi 6.000 tiri — sono errori.

Seimila volte in cui il più grande tiratore della storia del gioco ha sbagliato.

Eppure, se oggi parliamo di eccellenza, di longevità sportiva, di prestazione ripetibile nel tempo, il suo nome è il primo che viene in mente.

Perché?

A 37 anni, dopo quasi vent’anni di NBA, Curry tira da tre con una percentuale che si aggira intorno al 42%.

Questo significa una cosa molto semplice, che nel mondo del fitness facciamo ancora fatica ad accettare:

Curry sa già che, ogni dieci tiri, sei finiranno sul ferro.

Non è una sorpresa.

Non è un fallimento.

Non è un errore di valutazione.

È statistica.

È consapevolezza del processo.

È protocollo.

La domanda vera non è se Curry sbaglia.

La domanda è: perché continua a tirare sapendo che sbaglierà più volte di quante segnerà?

Errore non significa fallimento

Nel fitness moderno siamo stati educati a evitare l’errore come se fosse un difetto del sistema:

  • se l’allievo fatica troppo, stiamo sbagliando

  • se perde il ritmo, qualcosa non va

  • se non controlliamo tutto, il metodo “non è sicuro”

Eppure, fisiologia e adattamento raccontano un’altra storia.

Il corpo non si adatta a ciò che controlla perfettamente, si adatta a ciò che lo costringe a riorganizzarsi.

Lo stress allenante, se è:

  • programmato

  • gestito

  • contestualizzato

non è un pericolo, ma un segnale da monitorare e da prendere in seria considerazione esattamente come la percentuale di errore per Curry.

Il vero problema del fitness non è sbagliare

È l’illusione di allenarsi perfettamente

Qui serve essere onesti, soprattutto tra professionisti.

Gran parte del fitness oggi promette controllo totale, riduce l’intensità per “non rischiare” e ripete format identici settimana dopo settimana

Il risultato?

Allievi che si adattano subito, che si annoiano e non migliorano e che stagnano metabolicamente parlando.

Trainer che:

  • ripetono sempre le stesse lezioni

  • hanno paura di uscire dallo schema

  • confondono sicurezza con immobilità

Sono condannati presto o tardi ad avere le classi vuote ed a lottare a suon di sconti per un paio di rinnovi.

Come vedi non è sbagliare che blocca i risultati.

È l’illusione di allenarsi senza mai sbagliare, quello si che porta al fallimento

Sbagliare non è un fallimento

Fa parte del protocollo

Quando parliamo di allenamento serio, parliamo di:

  • variabilità

  • sovraccarico progressivo

  • adattamento metabolico

  • risposta del sistema nervoso

  • capacità di recupero

Tutti concetti che vivono nel limite operativo degli allievi e non nella perfezione di un “allenamento perfetto sulla carta”.

Un metodo di allenamento maturo non elimina l’errore, non lo demonizza ma:

  • lo prevede

  • lo gestisce

  • lo usa come feedback

Curry non è diventato Curry nonostante gli errori.

È diventato Curry perché ha sempre tirato dentro un sistema che includeva l’errore.

Cross Cardio nasce esattamente da questo presupposto

Non è un insieme di esercizi ma un sistema di allenamento costruito su un’idea semplice, ma spesso scomoda:

Il corpo evolve solo quando è costretto ad adattarsi.

Per questo la variabilità non è un optional, l’intensità è strutturata, la fatica diventa un’ informazione e non un nemico e l’errore sotto sforzo non è un incidente, ma parte del processo.

Come nel tiro di Curry:

  • non tutto va a segno

  • ma ogni tentativo ha senso

  • perché è inserito in una logica più grande

Un messaggio diretto ai trainer

Se stai eliminando ogni margine di difficoltà nei tuoi allenamenti per rimanere nella “comfort zone”:

  • non stai creando sicurezza

  • stai creando immobilità

  • non stai proteggendo i tuoi allievi

  • li stai limitando

Essere un bravo trainer non significa non sbagliare mai ma sapere cosa fare quando l’errore arriva.

E per far si che questo succedi devi

  • leggere il corpo
  • interpretare la risposta
  • adattare il carico
  • far evolvere il sistema

 

Steph Curry ha sbagliato quasi 6.000 tiri.

E proprio per questo è diventato una leggenda.

Nel fitness vale la stessa regola.

Sbagliare non è un fallimento.

Fa parte del protocollo.

La vera domanda è: il tuo metodo è pronto ad accettarlo?

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